Normativa nazionale

In Italia, la gestione dei rifiuti sanitari si inserisce nel complesso contesto normativo che disciplina, in generale, la gestione dei rifiuti.

Una approfondita trattazione della norma è al di fuori delle finalità di questo sito e può essere condotta con il supporto di esperti del settore (ad es. www.reteambiente.it), tuttavia, per conoscere gli aspetti principali della complessa gestione dei rifiuti sanitari è opportuno descrivere anche cosa prevede la norma, la quale contiene inoltre preziosi riferimenti operativi.

Il riferimento normativo nazionale in materia di tutela dell’ambiente è il Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 recante “Norme in materia ambientale” e sue successive modifiche e integrazioni (comunemente indicato come D.Lgs. 152/2006). Il decreto costituisce il recepimento nell’ordinamento italiano di diverse Direttive Europee in materia ambientale e, in particolare, alla parte IV disciplina le finalità della gestione rifiuti.

L’art. 184 classifica i rifiuti secondo l'origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.
I rifiuti derivanti da attività sanitarie sono, per definizione, classificati come speciali (art. 184 comma 3 lettera h). La loro pericolosità, invece, deve essere valutata caso per caso in funzione della loro provenienza e del rischio specifico ad essi correlato.
Ogni rifiuto viene identificato  in funzione del ciclo produttivo da cui è stato generato, mediante un codice riportato nel  Catalogo Europeo Rifiuti, che prende il nome di codice CER. L’elenco, interamente contenuto nell’allegato D alla parte IV del D.Lgs. 152/2006, individua ogni tipologia di rifiuto mediante un codice a 6 cifre raggruppate a due a due:

  • la prima coppia di cifre rappresenta i venti capitoli che identificano le fonti da cui originano i rifiuti (ad es. 18 – Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate);
  • la seconda coppia di cifre rappresenta i sottocapitoli in cui si articola ciascun capitolo (ad es. 18.01 - Rifiuti dei reparti di maternità e rifiuti legati a diagnosi, trattamento e prevenzione delle malattie negli esseri umani);
  • la terza coppia di cifre individua i singoli tipi di rifiuti provenienti da una fonte specifica (ad es. 18.01.09 - medicinali diversi da quelli di cui alla voce 18.01.08).

Il capitolo del catalogo CER che individua i rifiuti provenienti dal settore sanitario o veterinario è il capitolo 18, diviso in 2 sottocapitoli e contenente le seguenti tipologie di rifiuti (i rifiuti pericolosi sono contrassegnati con un asterisco).

I rifiuti sanitari sono inoltre oggetto di una norma specifica il D.P.R. n. 254/2003 costituisce l’ attuale norma tecnica di riferimento.

Il combinato disposto del D.Lgs. 152/2006 e del D.P.R. n. 254/2003 relativamente alla ripartizione delle diverse tipologie di rifiuti è riassumibile con il seguente schema:

classificazione rifiuti

 

Tra i rifiuti sanitari "che richiedono particolari modalità di smaltimento" sono presenti:

la categoria dei rifiuti radioattivi per i quali è necessario fare riferimento al D.Lgs. 230/1995 (Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom e 92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti),

i rifiuti contenenti sostanze stupefacenti e psicotrope per i quali è necessario fare riferimento al D.P.R. 309/1990 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di Tossicodipendenza).