Accorpamento

La normativa prevede che i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo (che costituiscono circa il 90% dei rifiuti speciali prodotti in una struttura sanitaria) vengano smaltiti o mediante incenerimento, in impianti specifici, oppure sterilizzati e destinati alla produzione di CDR.

Nella sezione del sito dedicata allo smaltimento se ne chiariscono i motivi, in questa sede è invece importante prendere atto che sul territorio nazionale gli impianti di smaltimento finale di questi particolari rifiuti sono relativamente pochi e nella stragrande maggioranza si tratta di impianti di incenerimento mono-prodotto.

Tali impianti, generalmente a forno rotante, costituiscono la filiera tradizionale che risponde a ottimi requisiti di efficacia e di prevenzione dei rischi. Sono presenti sul territorio nazionale in numero ridotto e necessitano di trattare elevati quantitativi per ammortizzare i costi.

La filiera tradizionale, ad oggi adottata per oltre il 95% dei rifiuti sanitari a rischio infettivo prodotti, implica pertanto il trasporto degli stessi per lunghe distanze, tali da non essere sostenibili senza una logistica di gestione che preveda l'accorpamento di più carichi su veicoli di elevata capacità volumetrica.

I mezzi medio-piccoli utilizzati, inevitabilmente, per la raccolta presso le strutture sanitarie confluiscono presso un sito autorizzato al deposito preliminare (operazione di smaltimento identificata come D15 dal D.Lgs. 152/2006) dove i rifiuti, previo un eventuale stoccaggio - che il D.P.R. 254/2003 consente per ulteriori 5 giorni - vengono accorpati su un autoarticolato per l'invio a incenerimento.

L'operazione di accorpamento presso un sito autorizzato richiede un ottima capacità logistica per gesitre  i flussi dal produttore verso il trasporto allo smaltimento finale.

 

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