HomeRifiuti SanitariCosa Sonoa rischio infettivo

pericolosi a rischio infettivo

il materiale utilizzato in campo sanitario NON è sempre a rischio infettivo!

il legislatore pone 2 criteri fondamentali di classificazione:
l’origine
se proviene da ambienti di isolamenti infettivo

la contaminazione
se è venuto a contatto con sangue o altri liquidi biologici.

 

Nella pratica il DPR 254/2003 pone due criteri fondamentali di identificazione dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo (RSP-I):


1.    Paziente e Operatori in ambienti di isolamento infettivo

Si considera che il rifiuto prodotto all’interno di un ambiente di isolamento presenti un maggior rischio di trasmettere infezioni e di conseguenza sia più cautelativo smaltirlo, in ogni caso, come RSP-I. Pertanto anche la “spazzatura” e il materiale che non è venuto a contatto con il paziente devono essere trattati come rifiuti potenzialmente infetti.

Oppure, pur trovandosi il paziente all’interno di un ambiente di isolamento infettivo, l’operatore sanitario deve gestire come rifiuto a rischio infettivo solo il materiale che è venuto a contatto con qualsiasi liquido biologico del paziente, ma non, ad esempio, la spazzatura oppure la fleboclisi vuota.

Generalmente all’interno di un reparto di malattie infettive la Direzione Sanitaria adotta il criterio più cautelativo per evitare di introdurre modalità di gestione eccessivamente complesse e potenzialmente soggette a errori umani che comportano gravi conseguenze.

 

2. Paziente e Operatori in ambienti NON di isolamento infettivo

Si tratta della situazione che si presenta nella maggior parte delle strutture sanitarie e prevede l'adozione del criterio della presenza di contaminazione.

Il materiale deve essere considerato un RSP-I solamente se è contaminato da:

  1. sangue visibile,
  2. alcuni liquidi biologici, ma in questo caso non è necessario che sia presente sangue visibile (liquido seminale, secrezioni vaginali, …); ciò significa che se l’operatore sanitario ha effettuato una prestazione che può comportare la contaminazione di alcuni materiali con uno di questi liquidi (es. lo speculum utilizzato dal ginecologo, oppure la carta del lettino dove vengono effettuate le visite ginecologiche) deve smaltire tali materiali come RSP-I,
  3. feci o urine, nel caso in cui sia ravvisata clinicamente dal medico che ha in cura il paziente una patologia trasmissibile attraverso tali escreti; ciò significa che il pannolone oppure il pannolino pediatrico, come pure le sacche delle urine sono considerati a rischio infettivo solo se è presente sangue visibile (stesso caso del punto a) oppure se il paziente ha in atto una patologia a trasmissione orofecale (es. salmonellosi); la normativa afferma che tale patologia deve essere ravvisata clinicamente dal medico.
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