Definizioni

L'art. 2, comma 1, lett. a del D.P.R. n. 254/2003 definisce i "rifiuti sanitari" come:


"quelli che derivano da strutture pubbliche e private, individuate ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, che svolgono attività medica e veterinaria di prevenzione, di diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca ed erogano le prestazioni di cui alla legge 23 dicembre 1978, n. 833 (es. le aziende ospedaliere e Aziende sanitarie locali, le case di cure private, i laboratori di analisi cliniche, gli ambulatori in cui si effettuano prestazioni chirurgiche, gli studi medici odontoiatrici, gli studi veterinari)."

Sono, sempre, rifiuti speciali, in parte pericolosi, distinti all’art. 1 comma 5 in cinque tipologie:

  1. non pericolosi,
  2. assimilati agli urbani,
  3. pericolosi non a rischio infettivo,
  4. pericolosi a rischio infettivo,
  5. che richiedono particolari modalità di smaltimento.

Inoltre il DPR prevede anche la tipologia: rifiuti speciali, prodotti al di fuori delle strutture sanitarie, che come rischio risultano analoghi ai rifiuti pericolosi a rischio infettivo.

 

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